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Veicoli Militari : Articoli : Ansaldo Lancia 1Z -1917
Inviato da Giulio_Gobbi il 20/4/2004 13:53:55 (1720 letture)

Veicoli Militari : Articoli
Questo articolo è già sulla mia pagina personale dal 2001, ma considerato la nuova casa in cui posso alloggiarlo, ed il maggior numero di persone che ne potranno fruire, divertirsi o arrabbiarsi nel leggerlo, ho deciso aggiungerlo anche su Modellismopiu’, ovviamente ho fatto qualche modifica al testo per renderlo più consono alla nuova casa, ma di forma e non di sostanza.


Ho deciso di far “vedere” come autocostruisco un modello, cercando di darvi una idea passo passo delle tecniche che uso. Non aspettatevi effetti speciali mirabolanti non ho attrezzature stratosferiche come torni, autoclavi, trapani a colonna, termoformatrici..... possiedo solo svariati tipi di tagliabalsa, plasticard e la mia testa oltre ad una sufficente documentazione. Non sono un modellista “ortodosso”, forse dipende dal fatto che mi diverto a modellare, me lo sono sempre chiesto, comunque provo a fare di tutto, le mie tecniche non sono standard e si affinano continuamente nel tempo, magari acquisendole da altre modellisti o da idee personali, ritengo che lo scambio di idee sia una cosa fondamentale……..
Per portare a termine un lavoro di autocostruzione sia di quelli “esoterici”, sia di quelli “ci provo vediamo che esce fuori”, occorrono fondamentalmente due cose: la voglia di fare il mezzo che stai autocostruendo e la pazienza, la mancanza di uno solo di questi due requisiti non permette di andare avanti. Il modello nasce in quello che io chiamo pensatoio. Penso e ripenso su come fare quello che ho in testa di fare, divido il modello in blocchi, e mentre faccio questo parto in caccia di documentazione, quando ho chiara in testa la sequenza di assemblaggio parto con il primo "taglio di lamiere", nella foto che voi ci crediate o meno si vedono esattamente tutti gli strumenti che uso. Sono partito con il taglio del pianale incollando con il vinavil su un foglio di plasticard da 1mm la sagoma del mezzo in scala e una volta asciutto l'ho ritagliata aiutandomi con il tagliabalsa e le forbici.
Con il cerchiometro facendo riferimento al disegno ho stabilito il diametro della torretta, ed ho tagliato una striscia di plasticard da 0,5 sufficiente a coprire la circonferenza facendo però prima diverse prove con una striscia di normale carta. Una volta stabilite con esattezza le misure ho tagliato il plasticard , la striscia cosi ottenuta è stata avvolta attorno ad un oggetto dello stesso diametro della torre ( che faticata trovarlo! ) e poi scaldata a lungo con in phon per far prendere alla plastica il "verso", quindi e stata tenuto in forma con due mollette per 24 ore per stabilizzare il tutto e poi incollata al sua posto sul pianale.
Non occorre essere precisi al millimetro in queste prime fasi, tanto dopo ci sarà da stuccare e carteggiare alla nausea, quindi cercare subito l'incastro come si è abituati a fare con i normali kit in scatola di montaggio sarebbe inutile, unica cosa a cui stare attenti è di cercare di fare in modo che eventuali giunzioni che possono restare nascoste da altri pezzi montanti in seguito si trovino al posto giusto.....vedi ad esempio la giunzione della torretta fatta cadere sul retro del veicolo dove verrà completamente coperta da altre strutture. In queste fasi è anche inutile ovviamente aggiungere il benchè minimo dettaglio, l'obbiettivo è quello di avere il mezzo assemblato nelle sue parti principali, tutti i dettagli verranno aggiunti dopo molto lavoro.
Ho poi tagliato i due pezzi che compongono la parte laterale del cofano motore, praticando uno scasso, chiuso poi da un'altro pezzo plasticard, cosi' i pezzi saranno pronti per essere incollati al loro posto ed ad accogliere le alette di raffreddamento. Ho quindi tagliato la paratia parafiamma e con l'aiuto di una squadra l'ho incollata al pianale, ho quindi aggiunto le due guance laterali e le scudature anteriori del radiatore, questi ultimi due pezzi in particolare hanno richiesto ben cinque tentativi prima di ottenere due pezzi uguali.
Queste parti devono essere eseguite in modo abbastanza preciso, perchè poi su di esse si poggerà il "tetto" del cofano (scusate per i termini poco tecnici, ma non sono un grosso esperto di carri e simili), piu' precise sranno le basi, minore sarà la fatica nel tagliare i pezzi in maniera esatta.
Per tagliare i pezzi piani o quelli che presentano una leggera curvatura, sono solito realizzare prima delle dime di carta o cartoncino poco spesso per prendere le misure dei pezzi sul modello e farmi un'idea del risultato finale una volta assemblato il tutto. Nella foto si vedono diversi "tentativi" fatti con le parti laterali anteriori del mezzo e le parti tagliate nel plasticard assemblate, quante prove prima di avere un risultato soddisfacente!
Una volta acquisita familiarità con questa tecnica, tagliare i pezzi diventa semplice, abbastanza rapido e preciso, sono arrivato a questa soluzione dopo averne provate altre, in certi casi può divenire laboriosa, però funziona bene, e ripeto va bene solo per le parti piane o quelle che presentano lievi curvature, in tutti gli altri casi bisogna arraggiarsi volta per volta.
Finalmente dopo svariati disegni, taglia prova e cuci ho tagliato tutti i pannelli, tranne l'ultimo del tetto (ed un motivo c'e') ed ho finalmente ultimato il corpo principale del modello. Adesso si proporrà una lunga e tediosa fase di stuccatura, ed è per questo che ho passato a pennello una grossolana mano di grigio, questa verrà carteggiata e metterà in risalto tutti i punti dove stuccare. Prima di applicare lo stucco metterò anche l'ultimo pannello del tetto, che ho lasciato aperto per dare modo ai pezzi di asciugare bene senza che i vapori della colla corrano il rischio di rimanere all'interno del modello, la mia prima autocustruzione, fini' nel cestino, proprio perchè la plastica venne rammolita dai vapori della colla.
Eccola che arriva la fase noiosa: a vernice grigia asciutta, si rimira con occhio benevolo ma non troppo indulgente il proprio operato (sembra che parli da solo con il modello, beh non sembra, è cosi'), si da una pulita alla spatola che nel mio caso è una vecchia lama piatta di tagliabalsa, apro il tubo del vecchio fedele e fidato stucco grigio della Molak, e comincio la prima passata, generalmente molto abbondante.
Una volta asciutto lo stucco, prendo un pezzo di comune cartavetrata da legno o da muro, la strofino prima su un pezzo di legno (evitate il tavolo del soggiorno o il parquet della camera da letto) o di muro (in strada è meglio mai usare il muro della cucina o della propria camera) per stemperarla e poi la passo sul modello. Non uso la solita carta abrasiva perchè non ho ancora nessun tipo di dettaglio da salvare e generalmente molto stucco da togliere! Di solito per arrivare al risultato della foto seguente sono necessarie cinque o sei passate di stucco, carteggiate poi con carta abrasiva anche non bagnata sempre piu' fine. Aspettando la completa asciugatura delle varie passate di stucco mi sono dilettato nella costruzione peraltro semplice dei passariota posteriori, che ho incollato sul modello a stuccatura e carteggiatura ultimata, le giunzioni fra passaruota e carrozzeria sono state rifinite con una passata di Vinavil e poco stucco, una volta tanto nel taglio del plasticard sono stato quasi perfetto.
A questo punto bisogna aprire una parentesi storica. Vengono classificate due serie di questa blindo definite 1Z ed 1ZM, esteriormente si riconoscono subito perche sulla 1ZM manca la seconda torretta eliminata per motivi di baricentro. E'ovvio che io abbia scelto un esemplare della prima serie, di cui vennero costruiti 16 esemplari inclusi i due prototipi, peraltro molto diversi dal risultato finale. Quindi restano quattordici veicoli, dalle foto esaminate mi risulta che almeno uno di questi abbia i parafanghi anteriori ad andamento squadrato e non tondo, uno non li montava affatto, almeno due non montavano ne quelli anteriori che i passaruota posteriori, un'altro aveva l'andamento delle fiancate anteriori diverso sia dalla 1Z che dalla 1ZM almeno sul lato sinistro (riparazione di fortuna sul campo?), almeno uno non montava le due lame tagliacavi, uno solo montava la ruota di scorta sul lato destro, gli altri le portavano nella parte posteriore del telaio, sotto il pavimento. Nessuno aveva targhe o segni di riconoscimento di sorta, nessuna foto mi riporta la prima serie con il tricolore in torretta (sigh! era carino), l'unica cosa in cui tutte le foto sono d'accordo era che i mezzi apparivano molto sporchi e logori, di conseguenza ho scelto una foto di un mezzo abbastanza "completo" e per la riproduzione ho puntato su quella.
Nella foto sopra, spero siano visibili oltre allo scafo assemblato nelle sue parti principali, la prima torretta ancora da sgrossare e rifinire, i cerchi ed i relativi pnemautici. I passaruota sono stati rifatti in quanto presentavano un errore abbastanza evidente di posizionamento, ho preferito staccare quelli vecchi e rifarli di nuovo, mi sono venuti anche un pò meglio! L'errore mi è stato fatto notare da Barnaba Fedi, webmaster di www.mezzimilitari.it, probabilmente me ne sarei accorto anche io, ma tempo dopo e conoscendomi avrei o chiuso un occhio oppure buttato via tutto. I parafanghi anteriori sono stati tagliati dal plasticard e piegati con il solito asciugapelli, fino a raggiungere la curvatura voluta, con delle strisce di plasticard tagliate poi a misura sono state realizzate le "persiane" delle prese d'aria del motore presenti sul cofano, sempre con il plasticard sono state realizzate le feritoie e le porte di accesso, con del filo di rame di diverse sezioni ho ottenuto sia le cerniere che, pressandolo, le grondaie poste sopra alle feritoie. La prima torretta è stata una passeggiata, è bastato un disco di plasticard del diametro giusto, al quale è stata incollata una striscia dello stesso materiale, per ottenere la bombatura del tetto ne ho disegnato la sagoma su di un cartoncino, da cui ho ricavato otto sagome di plasticard incollate a stella sul tetto, riempendo gli interstizi con lo stucco è bastata una passata di carta abrasiva per portare il tutto alla giusta sagoma. Per i cerchi sono stato fortunato, ho usato il tubo di plastica che avanza quando finiscono i rotoli di carta delle macchine calcolatrici, erano del diametro giusto, non credevo ai miei occhi! Ne ho tagliato le sezioni che mi servivano e le ho usate come base, l'interno dei cerchi è stato ottenuto con dei coni di cartonciono successivamente dettagliati con pezzetti di plasticard, e il solito filo di rame. Ho trovato invece nei negozi di idraulica le gomme belle e pronte a prezzi vantaggiosi, sono gli O-Ring in gomma delle guarnizioni dei rubinetti, ne esistono di tutti i diametri e larghezze. Essendo le gomme della Lancia lisce, non mi sono neanche dovuto ammazzare con il battistrada. Realizzare i due tagliacavi ed il supporto del faro anteriore non ha presentato nessuna difficoltà, a parte quella di capire come erano ancorati alla parte anteriore del telaio. A proposito del faro, tutti i disegni mettono bene in evidenza un grosso faro anteriore che somiglia di piu' a una specie di lanterna che ad un faro elettrico, mi stavo lanciando nell'impresa della costruzione quando.....mi fermo un attimo a quardare le foto e a parte su quella del prototipo appena uscito di fabbrica, questo benedetto faro non c'era mai! Ne ho dedotto che fosse riposto dall'equipaggio all'interno del mezzo e fosse montato solo in caso di necessità, quindi niente faro. Per quanto riguarda i rivetti, fortunamente sono pochissimi, in quando l'Ansaldo all'epoca era all'avanguardia nell'uso della saldatura industriale ad acetilene, quindi le piastre erano saldate tra loro e non imbullonate. li ho riprodotti con una goccia di vinavil applicato con stuzzicadenti ai quali ho fatto punte di diverse misure, piu' o meno sembrano rivetti a testa tonda.
Sono arrivato al punto di avere tutti i sottoinsiemi pronti e di poter verniciare, dopo le mie ricerche e le discussioni con altri modellisti sono giunto alla conclusione che un qualsiasi verde sarebbe andato bene, l'unico verde che avevo in casa era un barattolo di XF58 Olive Green ed ho optato per quello, dando due belle mani ad aereografo.
Ho montato le ruote e costruito le mitragliatrici Maxim, o meglio la parte visibile di esse, con delle sezioni di stuzzicadenti il cui diametro era perfetto e l'onnipresente filo di rame per canna e qualche dettaglio in piu', non sono il massimo ma sono accettabili.
Il modello adesso è assemblato e verniciato, comincia la parte divertente, l'invecchiamento o come qualcuno preferisce dire (ma io sono italiano) il weathering.
Uso, come del resto penso faccia ogni modellista alla fine, una mia tecnica personale per l'invecchiamento, nulla di eccezionale si tratta di un miscuglio di tecniche già conosciute con qualche piccola aggiunta personale. Lavoro con i colori acrilici, prima ho passato un lavaggio di color sabbia su tutto il modello, asciugato il primo lavaggio ne ho fatto un'altro con lo stesso con lo stesso colore ma solo sulle parti basse, quelle che a rigor di logica dovrebbero essere piu' sporche. Poi asciutto anche questo secondo lavaggio ne ho fatto un terzo stavolta con il marrone scuro, sulle parti bassissime, escludendo le ruote. Le ruote meritano un discorso a parte in quando dopo il colore sabbia di solito faccio un lavaggio di nero opaco sui cerchi e di grigio scurissimo sulle gomme, Sempre con il nero opaco faccio una leggera passata di pennello asciutto sulle parti dove presumibilmente potrebbe accumularsi grasso, fumi o colature di olio e carburante. Ancora pennello asciutto per simulare qualche scrostatura intorno ai portelli e non insisto oltre con l'invecchiamento, non mi piace avere un modello che sembra si sia ruzzolato nel fango o che stia per cadere a pezzi da un momento all'altro. Sono solito effettuare i lavaggi con i colori molto ma molto diluiti, preferiscono farne due o tre anche quattro in successione per poter sfumare come mi aggrada, da ultimo per fondere il tutto passo su tutto il modello una mano di alcol denaturato puro.
Siamo in diruttura finale, manca solo la basetta.
Ero partito dall'idea di usare come base una vecchia placca di un interruttore della luce riattata, ma questa estate passeggiando sulla spiaggia a caccia di conchiglie con i mie due bambini, ho notato un bel sasso piatto, l'idea è stata fuminante e mi sono messo a dare la caccia a tutti i sassi piatti che trovavo, dopo averne collezionati (coaudiuvato dai ragazzi) oltre una trentina mi sono ritenuto soddisfatto. Una volta a casa ho cominciato a provare sassi e modelli, fino a che ne ho trovato uno soddisfacente. Con del vinavil ci ho incollato sopra un po di sabbia trovata per terra in fondo alla rampa di cemento di cemento di un garage, l'incollaggio è avvenuto appoggiando il sasso, bagnato di vinavil dove occorreva, per terra. Avrei potuto dire che il sasso era in resina della poco nota ditta Portoghese "Ogatoeavolpe" (50 Euro per busta contente 10 sassi raccolti ai giardinetti di Lisbona) e la sabbia veniva dalla famosa ditta Taiwanese che vende per corrispondenza accessori per diorami "Tepulisco letasche" (40 Euro per un pacchetto contenente 10 grammi di normale sabbia), ma nessuno ci avrebbe creduto.
Il lavoro è finito, per ultime, le fotografie del pezzo finito.



C'è in errore che dovrebbe essere abbastanza evidente, potete divertirvi a scoprilo, se c'e ne sono altri pazienza, tanto non ci metto piu’ le mani, ne sto già sicuramente facendo un altro. Il pezzo sottoposto alla visione di figli, amici e parenti non modellisti è piaciuto, io mi sono tanto divertito, e questo alla fine era quello che contava. Dato statistico: ho cominciato il 18 Aprile 2001 e ho terminato il 9 Settembre 2001, ore spese per il pezzo circa 100/120 di solo montaggio e colorazione, escludendo letture ricerche storiche e "cacce" ai pezzi!
Di seguito, un grazie a tutte le persone che hanno in qualche modo collaborato al modello, se a qualcuno disturba essere citato, basta informarmi e toglierò il suo nome:
Leonardo ed Elena, i miei figli per le domande e le osservazioni acute che solo i bambini sanno fare.
Mio padre, per avermi messo da parte tutti i pezzi di cornice e telaio che gli avanzavano, nonchè da buon meccanico qual'è, per qualche consulenza tecnica.
Mio suocero, grandissimo fabbro, mi ha spiegato come tagliare un tubo in strisce sottili ed altri trucchetti del genere, credo di essergli simpatico.
Tutte le segretarie dei miei clienti, possiedo grazie ai loro amorevoli sforzi circa 200 tubi di rotolini delle calcolatrici, cosa ne faro'?
Riccardo La Barbera, per la preziosa e valida documentazione fornitami via posta, devo a lui il 75% dei disegni in mio possesso sul mezzo, lo scambio continuo di idee, sua è stata anche l'idea di fare questa blindo anzichè un'altra da cui ero invaghito.
Barnaba Fedi, per le sue osservazioni costruttive ed il suo sito già citato
La serie delle autoblindate Ansaldo Lancia 1Z nasce dalle esperienze fatte con questo tipo di veicoli durante la precedente campagna coloniale di Libia e dal successo che i veicoli similari Belgi avevano riscosso contro le incursioni degli Ulani Tedeschi nelle prime battute della 1GM. Sul collaudato chassis dell'autocarro Lancia 1Z con motore a benzina raffredato ad acqua da 35 Hp, venne eseguito dalle officine Ansaldo un lavoro di blindatura con lamiere di acciaio dello spessore di 6 mm. L'armamento consisteva nella prima serie in tre mitragliatrici montate su due torrette sovrapposte, mentre nella successiva 1ZM, rimossa per motivi di baricentro la torre superiore venne portato a due mitragliatrici in torretta e 4 fucili mitragliatori sparanti da apposite feritoie.
Furono impegate con ottimi risultati durante tutta la 1GM, sicuramente determinante fu il loro apporto nella controffensiva italiana che terminò con la vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto, Nel dopoguerra alcune blindo superstiti furono cedute alla PS ai Carabinieri. altre furono impiegate nel 1935/36 per la conquista dell'Impero (A.O.I.) e fornirono un valido apporto come scorta convogli. Nel 1941 erano ancorta in servizo ma furono ben presto messe fuori comabttimento dai ben piu' modeni corazzati inglesi .Altre unità furono impiegate nella guerra civile spagnola e tre nel presidio Cinese di Tien-Tsin. Nel 1938 queste ormai vetuste macchine furono definite "a consumazione", l'ultimo reparto ad averle in organico fu il plotone autoblindo del CCCXII Btg. Carristi a Rodi (Egeo) nel 1943.

 

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