Il
Hawker Sea Fury Fb11 - PM 1/72
Argomento: Aerei ed elicotteri : Articoli Data: 28/9/2005
Le riproduzioni in 1/72 di questo bel caccia inglese non sono moltissime, una delle ultime uscite è questa scatoletta della PM.




Confesso che il soggetto è fra i miei preferiti in assoluto, cosi’ quando in negozio Romano ho visto in offerta dentro ad uno scatolone tipo “svendita” ad appena 2 euro questa scatola, l’ho presa senza pensarci su due volte. Dentro ci sono due stampate piu’ il canopy dentro ad una bustina, un foglio decals osceno ed inapplicabile da quanto sia giallo e stampato non a registro, ed il foglio istruzioni. Il kit è esatto come scala e proporzioni in piu’ è tutto inciso, i pezzi stampati senza sbavature e ritiri, i pregi finiscono qui. Dopo essermi al solito documentato il piu’ possibile, sono passato all’azione. Sono partito dal vano carrelli, il pozzetto stampato ha una profondità ridicola, ma il pavimento è corretto e riporta il dettaglio interno.

 

Ho pensato di tagliarlo e dopo aver ricreato con plasticard le pareti profonde almeno 3 o 4 mm, di riapplicare il pavimento, quindi ho cominciato a lavorare di taglialbalsa. Subito ho dovuto fare i conti con una delle peggiori plastiche che abbia mai incontrato nella mia carriera, era indefinibile, spugnosa, gommosa e vetrosa insieme. Se lo ritenete impossibile, comprate la scatola. Dopo aver passato quasi tre ore di paziente lavoro di taglio con quell’accidente di plastica sono riuscito a separare il pavimento dal resto, ricreare poi le pareti e rimontare il pavimento è stato un giochetto. A questo punto ho pensato di completare l’assemblaggio delle ali, ed a secco mi sono reso conto che i bordi di uscita avevano uno spessore degno di un Lancaster, inglese pure lui ma bombardiere! Quindi si è reso necessario un breve lavoro di carta abrasiva per assottigliarli un poco. Niente stucco sul bordo d’attacco. Nei trasparenti vengono riportati anche i fari di atterraggio posti sotto le ali, li ho ignorati li avrei rifatti a verniciatura finita con del “Kristal Klear”. Ho dato poi, un’occhiata a cosa offriva l’abitacolo: pavimento, cloche e seggiolino, piu’ un pilotino molto brutto.

 

Il pilotino è passato dallo sprue al cestino, ho usato il pavimento come base ed avvalendomi delle foto ho ricostruito quanto ritenevo si potesse vedere da fuori una volta chiuse le fusoliere: cruscotto, manette, un paio di console e alcuni cavi. Il tutto è stato colorato in grigio scuro, come mi era parso di capire dalle foto. Sagomando un pezzetto di plasticard ho chiuso il buco presente dietro al seggiolino ho simulato un paio di scatole per l’apparato radio presenti dietro il poggiatesta. La cloche va bene cosi’ come viene fornita, il seggiolino idem, va eliminato il segno dell’estrattore ed aggiunte le cinghie, usate lamierino, scotch, stagnola, quello che volete, ma fatele. Chiusa la fusoliera, ho notato con piacere che non c’era affatto bisogno di stucco, solo una carteggiatina sulle giunzioni, e gongolante, pensavo di incollare le ali quando mi sono reso di un particolare: gli scarichi. Neanche un abbozzo. Non c’erano! Dopo svariate ricerche nella scatola dei fili elettrici, dalla guaina del filo interno di un vecchio mouse, ho ricavato un tubicino delle dimensioni giuste per simulare la serie di scarichi singoli del motore, sui fianchi della fusoliera. Con un ghigno soddisfatto, guardavo l’effetto finale (vi capita mai di guardare il modello e dirvi quanto siete bravi?) ho preso le ali ed ho pensato, visto il precedente con la fusoliera, che andassero su con bel “clac” secco. Il “clac” secco c’è stato, quello dei miei attributi virili che colpivano il pavimento quando ho visto che c’era un baratro tale fra ala e fusoliera, che Colibri’, in un post, vedendo la foto del work in progress, commentò: “…cos’è quella faglia di S.Andrea che si vede fra ala e fusoliera?......” Sono andato giù di stucco (stuccare mi riesce bene) la voragine è stata ridotta alla ragione.

 

Mi sono reso conto guardando le ali, che forse sarebbe stato il caso prima di chiuderle, di mettere un pezzetto di plasticard all’interno della presa d’aria del radiatore per simularne l’elemento, cosa che io non ho fatto…..fischiettando con fare distratto ho deciso che non si vedeva poi troppo, ho preso il pennello, ho dato una bella inciafrugliata di nero opaco dentro al vano e via, a modellar felice. Ci sono ragioni più serie o più divertenti per non dormir la notte………. I piani di coda non danno problemi, ho preso la NACA (cappotta del motore) in mano, stampata in un sol pezzo per incollarla e passare cosi’ alla verniciatura, era liscia come un tavolo da biliardo. Sospirando ho ripreso in mano i profili ed ho verificato che le pennellature da fare erano poche e neanche complicate, armato di rotolino di Dimo ed ago da cucito le ho rifatte. L’elica è buona, va appena assottigliata, cosi come l’ogiva. Non perdete tempo sul dettaglio del motore e lasciate tutto cosi’ com’è, tanto l’ogiva copre tutto! La colorazione è quella classica della Royal Navy anni ’50, Dark Sea Grey e Sky type “S”, per entrambi i colori si può usare la gamma acrilica Tamya. Al posto del solito caccia “Coreano” con le strisce bianche e nere, ho trovato un grazioso esemplare di base in Inghilterra in una stazione della riserva nel 1956, decorato con delle belle strisce giallorosse, per via di una esercitazione.

 

Ho dato prima i colori senza una mano di fondo, poi ho applicato una mano di cera per sigillare tutto, le decals provengono tutte dalla mia banca di avanzi (ho avuto fortuna, lo ammetto!) e sono state applicate con l’emolliente Gunze “Mister qualcosa”, ho di nuovo sigillato con la cera, e con le polveri (nero e marrone) ho fatto risaltare i pannelli e creato colature e tracce di fumo. Ho seguito il suggerimento di Felix apparso sul forum ed ho sfumato le polveri con un cotton fioc appena umido, l’effetto è ottimo e con un po’ di pratica si possono tirare e creare striature belle a vedersi. Una passata di lacca per capelli della moglie per fissare le polveri, e poi mano finale di opaco Gunze leggera per uniformare tutto e far sparire il lucido della cera.

 

Mancava il canopy, quello originale è spesso ed opaco (ti credo, con quel popò di interni che dava la scatola…..), l’ho usato come master e dopo una decina di prove ho ottenuto un paio di pezzi validi, per avere il canopy aperto. I portelli dei carrelli sono esatti, forse un poco spessi le ruote di un mezzo millimetro magre.ma si può chiudere un occhio. Le gambe del carrello sono corrette, vanno dipinte come l'interno dei portelli, dello stesso colore delle superfici inferiori, ed aggiunto un cavetto. Come documentazione ho usato due monografie in lingua inglese, il classico “Squadron Signal in Action”, e l’ottima monografia della serie “Warpaint”. Mi sembra di aver detto tutto, tranne che di solito dedico una canzone al modello finito che mi piace, piccolo vezzo che confesso solo adesso, in questo caso? “Nice guys finish last” dei Green Day.



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Giulio Gobbi

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