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/  Realizziamo un M60A1 ERA dell’Esercito Italiano (Takom 2113)
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Pierantonio Realizziamo un M60A1 ERA dell’Esercito Italiano (Takom 2113)

Colonnello




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Inizio con questo messaggio un articolo con l’intento di fornire le indicazioni necessarie a riprodurre un carro M60A1 con corazze reattive (ERA, Explosive Reactive Armor) in servizio con l’Esercito Italiano in Somalia all’inizio degli anni 90 prendendo come base il nuovo modello della Takom codice 2113.



Sarebbe mia intenzione, sempre che Takom nel frattempo non mi preceda, pubblicare successivamente un articolo per convertire questo modello nella versione iniziale utilizzata fan dagli anni 60 dall’Esercito Italiano.
Avviso subito che gli aggiornamenti saranno un po’ lenti perché non posso dedicare molto tempo al modellismo. Abbiate pazienza!

BREVI CENNI STORICI

Il primo intervento in Somalia da parte di forze ONU fu quello, infruttuoso, di UNOSOM 1 che si protrasse da aprile 1992 a dicembre per poi essere sostituito dalla missione UNITAF (operazione Restore Hope) fino a maggio 1993 e dopo ancora da UNOSOM 2 fino al definitivo abbandono della Somalia al proprio destino avvenuto nel marzo 1995, anche se già da gennaio iniziò l’evacuazione delle forze ONU (operazione United Shield).
L’intervento italiano prese forma nell’operazione Ibis che si svolse dal 13 dicembre 1992 al 21 marzo 1994 e che costò alla nostra nazione, oltre ai molti feriti, alcuni gravissimi, i Caduti:

Andrea Millevoi, MOVM, caduto durante la “battaglia del pastificio” ” il 2 luglio 1993;
Stefano Paolicchi, MOVM, caduto durante la “battaglia del pastificio” ” il 2 luglio 1993;
Pasquale Baccaro, MOVM, caduto durante la “battaglia del pastificio” il 2 luglio 1993;
Giulio Ruzzi, Medaglia d'Oro al valore dell'Esercito;
Giovanni Strambelli;
Gionata Mancinelli;
Giorgio Righetti;
Rossano Visioli;
Vincenzo Li Causi;
Tommaso Carozza;
Roberto Cuomo (morto a Roma a seguito di malaria contratta in zona d’operazioni);
Alessandro Giardina (morto in Italia a seguito delle ferite riportate in missione)

e

Maria Cristina Luinetti del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, insignita alla memoria del cavalierato dell'Ordine Militare d'Italia e della Medaglia d'Oro al Merito della Sanità Pubblica.

Con essi è anche doveroso ricordare la giornalista della RAI Ilaria Alpi ed il collega Miran Hrovatin, entrambi assassinati durante la loro opera di indagine giornalistica.

Venendo all’argomento dell’articolo, l’ingresso in servizio dei carri M60A1 ERA avvenne dopo che la forza armata, a seguito della ben nota “battaglia del pastificio” del 2 luglio 1993, si rese conto, con un ritardo che lascia a dir poco interdetti, che la capacità di resistenza dei mezzi corazzati e blindati italiani presenti nell’area era insufficiente contro le minacce improvvisamente concretizzatesi e in particolar modo contro i razzi controcarro spalleggiabili (RPG) assai diffusi tra le fazioni avversarie. Per M113 e derivati e per le autoblindo Centauro vennero acquisiti dei kit di corazze spaziate ma per i carri M60A1 della brigata ARIETE si decise per il progressivo rimpatrio e la loro sostituzione con mezzi prelevati dalla scorte dei Marines, disponibili in enormi quantità nei depositi americani e dotati di corazze reattive.
Non riporto qui ulteriori informazioni tecniche su questi mezzi dato che esse sono reperibili sul sito Ferrea Mole al quale vi rimando.
Riporto invece alcuni aneddoti relativi su questi veicoli dei quali sono venuto a sapere in seguito alla stesura dell’articolo.
I carri arrivarono al porto di Mogadiscio direttamente dagli Stati Uniti con la prescritta preparazione per il trasporto via mare il che sostanzialmente voleva dire che i carri erano del tutto inadatti al combattimento immediato in quanto tutte le ottiche erano coperte di nastro adesivo di protezione, l’armamento secondario smontato e spedito in casse separate, tutte le corazze ERA sostituite con mattonelle inerti e molte parti trattate con appositi prodotti protettivi. Questo costrinse i carristi italiani ad effettuare il trasferimento a Balad (circa 30 km) in condizioni di estremo pericolo perché di fatto incapaci a reagire ad un attacco. Giunti al campo base la prima cosa che si fece fu sostituire le mattonelle inerti con quelle esplosive che erano arrivate con i carri all’interno di alcuni container.
Lo stato in cui arrivarono i carri destò grande stupore tra i carristi più esperti perché si trattava di mezzi in perfette condizioni, praticamente indistinguibili da dei veicoli nuovi, tanto ben sistemati da non essere nemmeno paragonabili agli M60A1 italiani restituiti ai reparti dopo la revisione generale.
Un episodio curioso è legato ad una delle cose della quale si accorsero gli italiani ovvero che le mitragliatrici M85 ad uso del capocarro sembrava non fossero mai state utilizzate. Il comandante del reparto ritenne a ragione cjhe non fosse opportuno utilizzare i carri senza aver prima rodato tali armi, tra l’altro ben note per non essere particolarmente affidabili, per cui diede ordine ai carristi di procedere in tal senso sparando alcune centinaia di colpi per ogni arma.
Il continuo ed infernale fragore delle armi disturbò non poco gli altri appartenenti al contingente di Balad tanto che all’adunata del giorno dopo il comandante si lamentò di tal cosa ipotizzando che i carristi avessero fatto ciò per correggere una presunta poca dimestichezza. Il comandante in quel frangente non poté reagire a ciò che fu sentito come un’offesa ad un reparto che si era preparato duramente in patria ma delegò la risposta ad un graffito che comparve sul famoso “muro di Balad” raffigurante un M60A1 e la scritta “le mie mitraglie non traballano… mai!”
L’arrivo dei nuovi carri pose all’inizio dei problemi al personale addetto alla manutenzione degli stessi. Ben presto gli addetti all’officina leggera si accorsero che erano sì giunti i carri e le corazze ERA ma con essi non era arrivato nemmeno un pezzo di ricambio e d’altra parte i ricambi italiani non potevano essere utilizzati perché i carri americani avevano ricevuto tantissime modifiche negli anni. La soluzione del problema divenne impellente quando un carro ruppe un cingolo e senza ricambi sarebbe stato dichiarato fuori uso con conseguente diminuzione della forza disponibile. Il personale tecnico, scettico sul fatto che gli americani avessero inviato i carri senza ricambistica, organizzarono una vista al deposito centrale sito nel porto di Mogadiscio dove il personale presente negò risultasse presente del materiale per quei carri. Fatto sta che i carristi, non soddisfatti della risposta, girovagando per il deposito scoprirono all’improvviso una pila di cingoli T142 per i loro carri e nei pressi alcuni container che inequivocabilmente risultavano spediti dai depositi dei Marines. Una volta aperti trovarono che essi contenevano migliaia di parti di ricambio e capirono anche, con non poca meraviglia, che tutto, dal singolo pezzo all’intero container, veniva gestito dagli americani mediante sistemi informatici basati sui codici a barre, modalità del tutto ignota agli italiani che avevano ancora una gestione della ricambistica manuale. Semplicemente il materiale, non risultando spedito dall’Italia, non era stato inventariato e di conseguenza dimenticato dopo essere stato portato al deposito. A quel punto tutto sembrava risolto e i carristi iniziarono ad organizzarsi per portar via il tutto ma a questo punto si intromise un sottufficiale secondo il quale nulla poteva uscire dal deposito senza la documentazione di scarico. Il problema che subito sorse era che prima di effettuare lo scarico si doveva per forza di cose procedere alla presa in carico del materiale ma tale buona intenzione si arenò quasi subito quando ci si rese conto che si trattava di inventariare una quantità sterminata di oggetti, nessuno delle quali aveva numero categorico corrispondente a quello dei cataloghi italiani. Alla fine si convenne che se il materiale non risultava entrato nel deposito allora non poteva nemmeno risultarne uscito per cui si poté finalmente prelevare il tutto e ritornare a Balad.


IL MODELLO TAKOM

Fino a poco tempo fa l’unica possibilità per realizzare un M60A1 ERA costringeva ad utilizzare il modello Tamiya o quello Academy. Il primo, migliore del secondo che ne è in parte un clone, presentava una torretta e della corazze di buona fattura ma lo scafo identico a quello uscito negli anni 70 che manifestava in modo del tutto evidente i segni del tempo. Un miglioramento complessiva del modello si aveva basandosi sul modello ESCI/Italeri ma era necessario aggiungere le corazze ed altre modifiche dato che le case italiane non hanno mai proposto l’ERA.
Stesso discorso vale per il modello AFV che pur ottimamente riprodotto soffre di un effetto “fusione” delle corazze che giudico inaccettabile e che costringe ad un noioso lavoro di stuccatura e levigatura.
Ritengo quindi che il modello Takom sia il miglior compromesso esistente sul mercato tra bontà della riproduzione e costo.
I vantaggi principali rispetto ai concorrenti sono:
- Contenimento del numero di parti,
- Alto livello del dettaglio riprodotto (con qualche esclusione della quale dirò)
- Ottima riproduzione della superficie della corazze.
Di seguito non riproporrò le foto delle stampate che si trovano facilmente in rete, soffermandomi sul commento di alcuni particolari.

Takom ha deciso di scomporre le ruote esterne in due parti in modo da riprodurre la parte in rilievo posta sul bordo esterno mentre le ruote interne sono riprodotte in un sol pezzo. Questo riduce il numero di parti, la complessità degli stampi pur mantenendo un accettabile dettaglio. Solo AFV riproduce le ruote in più parti ma lo fa per tutte, non solo quelle esterne.
La ruota motrice è del tipo riprodotto anche sugli altri modelli. Solo AFV propone un modello alleggerito abbastanza comune sui carri del marines e che fu montato almeno su uno dei carri italiani. Dato che ho avanzato questa ruota dal modello AFV che ho montato cercherò di installarla su questo. Chi non ne dispone può tranquillamente utilizzare quella del kit.





I ganci di traino sono stati riprodotti in un sol pezzo con i supporti. Questa è un pratica comune per semplificare la produzione ma la trovo molto fastidiosa perché si nota troppo a modello finito. Cercherò di sostituire il tutto con delle copie in resina opportunamente lavorate.



Le due torrette. Le predisposizioni per il montaggio dei supporti della corazze ERA sono poste all’interno e devono essere forate.












I teli di protezione dello scudo del cannone (con le predisposizioni per le corazze ERA) e della mitragliatrice M85 sono riprodotti in plastica come gli altri modelli mentre AFV li produce in vinile per consentire l’elevazione delle armi (pessima scelta). Mi sembra che il dettaglio sia buono ma, come immaginabile, non al livello dei kit di miglioramento in resina. Attualmente non ce ne sono disponibili anche se quello della DEF Model per il cannone risulterebbe facilmente adattabile a questo modello pur nascendo per l’AFV. Il cannone è stampato in un sol pezzo con il caratteristico soffietto e con l’evacuatore del fumo diviso a metà. A prima vista sembra molto ben fatto e non necessitante di sostituzione con altro in metallo.







Takom fornisce un utensile per dare forma alla rete del cesto posteriore della torretta. Alcuni modellisti americani rferiscono che è inutile perché non riesce a dare la giusta piega alla fotoincisione. Vedremo ma è comunque positivo sia presente. La struttura del cesto della torretta è riprodotta finemente e spero non ripeta gli enormi grattacapi nel montaggio dati dal modello AFV





Il fusto della ruota motrice presenta i tre fori per l’espulsione del fango e dei detriti che potevano fermarsi tra il gingolo e la ruota motrice. Da una prima prova a secco la ghiera AFV si adatta perfettamente a questo pezzo. E’ necessario un certo lavoro di pulizia e la verifica che il cingolo AFV passi senza ostacoli tra i due anelli guida cingolo.



I fari sono proposti con le lenti separate. Trovo questa un’ottima scelta che facilita la colorazione e che supera i concorrenti i quali danno il faro interamente in plastica opaca o parzialmente trasparente (AFV). Dato che parte del kit proviene da quello del Brave Tiger ne trovate quattro apparentemente tutti uguali.



Due immagini della parte superiore dello scafo. Le maniglie sono stampate direttamente su di esso (solo AFV le dà tutte separate) ma sono meglio definite che nei kit concorrenti, soprattutto quelle a lato del cofano.





La parte inferiore dello scafo è riprodotta in un solo pezzo di pregevole fattura. E’ però presente la linea di separazione della valve dello stampo che non va confusa per una saldatura e deve essere eliminata avendo cura di non rovinare troppo il bel dettaglio della fusione (lo scafo della serie M60, eccetto la parte anteriore ricavata per laminazione, era costituito da varie parti prodotte separatamente per fusione e poi saldate insieme)





I parafanghi sono stampati molto bene, con bei dettagli sui lati interni e in sol pezzo il che facilita il montaggio consentendo un facile controllo della perpendicolarità rispetto allo scafo. I supporti dei parafanghi sono forse da assottigliare un po’ ma sono stampati correttamente. Molto belle le protezioni dei fari con la loro caratteristica sezione a L. La sezione anteriore dei parafanghi con il supporto dei fari è stampata a parte, la parte in gomma anteriore fa assottigliata. Il portello del pilota presenta il portellino del visore notturno apribile, cosa positiva dato che nei carri italiani lo si vedeva quasi sempre aperto per permettere un minimo di areazione.












I supporti delle corazze ERA sono ben riprodotti, più fini di quelli Tamiya e incomparabilmente migliori di quelli del modello Academy. Le cavità ovali presenti sul retro delle corazze non sono un’invenzione di Takom ma erano realmente presenti sulle piastrelle inerti per cui è necessario stuccarle (almeno nei punti più visibili) per riprodurre quelle attive. Curiosamente la linea di separazione tra le piastrelle è riprodotta posteriormente solo su alcuni blocchi. Conto di aggiungerle nei punti più visibili utilizzando un incisore per i pannelli degli aerei.





I lancia fumogeni sono ben stampati ma hanno dei supporti piuttosto spessi. La canna della mitragliatrice M85 ha parte dell’affusto compreso nello stampo in analogia ai kit concorrenti (il modello AFV propone l’uso di una fotoincisione, cosa che giudico una complicazione assurda che non dà alcun miglioramento effettivo). I fori dell’affusto mi sembrano poco definiti per cui penso li accentuerò con una punta da trapano.



I fustini sono stampati solidali ai loro contenitori e raffigurano quelli in plastica utilizzati dagli americani per l’acqua. Questo costituisce problema da risolvere perché i carri italiani o non avevano nulla oppure portavano i fustini metallici del nostro esercito.




SET AGGIUNTIVI

Il modello sarà realizzato quanto più da scatola possibile visto l’ottimo dettaglio del kit ma, dato che ho da anni alcuni set di set di fotoincisione (Royal Model, Eduard, Legend), deciderò al momento se usarli. Valuterò inoltre se utilizzare il set LF1249 della Legend che propone la cupola del capocarro. Sicuramente da esso clonerò le parti interne dato che la torretta Takom ne è completamente priva pur essendo a portelli aperti l’interno piuttosto visibile (solo AFV propone parte di essi).




I CINGOLI

I cingoli proposti da Takom sono prodotti in plastica morbida con un innovativo sistema di giunzione: al posto della solita linguetta, le due estremità sono forate e viene fornito un perno metallico da inserire in analogia a quanto avviene con i cingoli in metallo. La riproduzione è molto buona e soddisferà certamente molti ma io utilizzerò i cingoli T142 della AFV (AF35010) a maglia singola avendoli da molti anni e perché ritengo riproducano meglio il complesso soprattutto evitando irrealistiche pieghe che i cingoli in vinile possono prendere. A questo proposito segnalo che, dato il tipo di plastica usato da AFV, è necessario usare per colorazione ed invecchiamento solo prodotti a base acquosa. Se usata prodotti a solvente i connettori si bloccheranno e non riuscirete più a piegarli.
Tenete inoltre presente che non dovete assolutamente incollare la ruota motrice e quella di rinvio prima di averli posizionati perché se è difficile farli passare tra parafango e ruota di rinvio, è impossibile farlo tra esso e la ruota motrice.
Purtroppo ciascuna maglia presenta due segni di estrattori per cui è necessario stuccarle con della colla ciano acrilica applicandola quando sono ancora sullo sprue e asportandola dopo averli tolti. Un lavoro realmente lungo e noioso!
In base all’esperienza riportata da un modellista americano non è possibile impiegare i cingoli della Bronco perché, causa il sistema adottato di articolazione della maglia che aumenta la distanza tra esse, non ingranano correttamente la ruota motrice.

SUPERFICIE ANTISDRUCCIOLO

Alcuni M60A1 ERA usati dai Marines erano dotati di superficie antisdrucciolo applicata sui parafanghi anteriori, sui coperchi delle casse dotazioni e sulla sommità dei filtri dell’aria. Non è però del tutto chiaro se tale trattamento fosse applicato su tutti carri e soprattutto se lo fosse sui carri ceduti all’Italia. Ho avuto in merito un interessante scambio di opinioni con un altro modellista che partecipa a questo forum. La sua opinione, dall’analisi delle foto apparse su Ferrea Mole, è che i carri italiani, o almeno alcuni di essi, ne fossero dotati. Io ero un po’ meno convinto della cosa ma ora penso che applicherò tale trattamento sul modello perché certamente non è sbagliato farlo (era pur presente su quelli americani) e dà qualcosa in più al modello. Nel frattempo mi sono però attivato presso altre fonti per cercare di saperne di più. Nel caso ottenessi qualche informazione aggiuntiva la riporterò in questo articolo.
Forma e disposizione del trattamento verranno mostrati con il progredire della realizzazione.

COLORAZIONE

I carri giunsero in Somalia colorati con il verde standard dei Marines, Field Green FS 34097, e tale colore non venne mai modificato. Utilizzerò il colore Gunze H340 o in alternativa il Vallejo Air 71.093

INSEGNE

All’arrivo dei carri le scritte americane poste sui lati delle casse dotazioni vennero immediatamente nascoste con del nastro adesivo perché nel tragitto tra il porto di Mogadiscio e la base di Balad i carri erano ancora privi dell’armamento e quindi del tutto inermi ad eventuali attacchi da parte di forze avverse agli americani. Tali insegne vennero poi cancellate con la vernice.
E’ certo che fossero presenti:
1) L’insegna identificante il reparto (c.d. STANAG) anteriormente sul lato destro davanti alla protezione dei fari (almeno inizialmente, poi scomparvero). Lo STANAG non era presente posteriormente.
2) la bandiera nazionale anteriormente e posteriormente sul lato sinistro,
3) la targa del veicolo dipinta con stencil neri sul parafango anteriore sinistro dietro la protezione dei fari e sul parafango posteriore destro (la sua posizione impediva il posizionamento delle insegne regolamentari ovvero STANAG a destra e bandiera a sinistra)
Non è noto a chi scrive se l’applicazione anteriore di STANAG e bandiera avvenisse davanti alla protezione dei fanali per evitare di nascondere la targa in analogia con quanto fatto posteriormente o se fosse stato fatto causa la presenza del trattamento antisdrucciolo che impediva l’aderenza delle insegne.
Non ho nemmeno trovato testimonianza fotografica di una presunta scritta ARIETE sulla corazza anteriore della torretta.
Le targhe andavano da EI 118769 a EI 118778 (1)

Colgo l’occasione per alcune considerazioni sugli STANAG nel periodo in oggetto.

L’ultima variante degli STANAG, utilizzati dal 1986 al 1998, data della loro eliminazione, erano così ideati.
La parte superiore rappresentava lo stemma del reparto superiore alle cui dipendenze era posto il reparto da identificare.
La parte inferiore aveva come sfondo il colore d’arma o specialità (rosso/blu per i corazzati, rosso per la fanteria, cremisi per i bersaglieri, giallo per l’artiglieria e via dicendo), facevano eccezione i reparti di cavalleria per i quali lo sfondo era il colore storicamente assegnato al reparto (giallo per Genova Cavalleria (4°), rosso per Piemonte Cavalleria (2°), rosso/blu a bande orizzontali per i Cavalleggeri di Treviso (28°), nero per i Lancieri d’Aosta (6°), ecc.).
Su tale campitura era riportata una sigla contenente solo numeri oppure lettere e numeri.
Gli STANAG che iniziavano con un numero indicavano reparti dipendenti dai corpi d’armata per cui 3,4,5 rispettivamente per il 3°, 4° e 5° corpo d’armata mentre il numero 1 era assegnato ai i CC e il 2 all'artiglieria c/a).
Il secondo numero indicava la tipologia di reparto di livello superiore a quello da identificare: il 9 indicava le brigate e lo 0 un supporto di arma base di CA (es. i Lagunari che dipendevano direttamente dal comando del 5° CA avevano STANAG 502X)
La terza cifra identificava il reparto superiore, quindi per il 5° CA aveva:

Comando 5° C.A. e Rep. C.do: 5000
Brigata meccanizzata MANTOVA: 590X
Brigata meccanizzata GORIZIA: 591X
Brigata meccanizzata GARIBALDI: 592X
Brigata corazzata VITTORIO VENETO: 593X
132^ Brigata corazzata ARIETE: 594X
32^ Brigata corazzata MAMELI: 595X
Brigata di Cavalleria POZZUOLO del FRIULI: 596X
Brigata missili AQUILEIA: 597X

La quarta cifra identificava i singoli battaglioni delle brigate (poi i reggimenti a seguito della soppressione dell’autonomia dei btg che vennero posti alle dipendenze dei reggimenti) con il criterio d'ordine costituito dalla specialità prevalente dell'unità e l’anzianità di costituzione. Ad esempio in una Brigata corazzata il 59X1 e 59X2 erano sempre un btg/rgt carri (con il 59X1 costituito prima dell’altro) mentre i meccanizzati o i bersaglieri avevano il 59X3 o il 59X4 mentre in una brigata meccanizzata il 59X1 era il btg meccanizzato/bersaglieri e il 59X4 un btg. carri della stessa brigata Il 5 finale di uno STANAG di brigata indicava sempre l'artiglieria e di solito (ma non sempre) il 6 il logistico, il 7 il plotone/compagnia c/c e l'8 il genio.
Ad esempio nella 132^ brigata corazzata ARIETE si ebbero per un certo periodo i seguenti STANAG

5940: comando e reparto trasmissioni
5941: 8° battaglione carri “M.O. SECCHIAROLI”
5942: 10° battaglione carri “M.O. BRUNO”
5943: 27° battaglione bersaglieri “ “JAMIANO”
5944: non assegnato
5945: 20° gruppo artiglieria campale semovente “PIAVE”
5946: battaglione logistico ARIETE
5947: plotone c/c ARIETE
5948: compagnia genio guastatori ARIETE

In realtà l’assegnazione degli STANAG non fu per niente statica perché seguì i cambi di organigramma che la brigata ebbe negli anni per cui, ad esempio, si ebbero le seguenti assegnazioni in variazione alla precedente

5943: 13° battaglione carri “M.O. PASCUCCI”
5948: compagnia c/c ARIETE

Nel 1991 e fino al 1998, a seguito della ricostituzione del livello reggimentale e la perdita di autonomia dei battaglioni, i reparti corazzati della brigata corazzata ARIETE (era anche scomparso il numerale 132^) erano così identificati:

5941: 132° reggimento carri/8° battaglione carri “M.O. SECCHIAROLI”
5942: 32° reggimento carri /3° battaglione carri “M.O. GALAS”
5945: 132° reggimento artiglieria corazzata ARIETE

Per quanto riguarda la composizione dei reparti, fino al 1992, i battaglioni carri erano strutturati su:
- Comando di Btg.;
- Compagnia Comando su Plotone Comando con un carro per il Comandante di Btg., tre M113 (uno per il Vice C.te di Btg. e due per il posto comando avanzato),
- 3 Compagnie Carri con un plotone comando con un carro del C.te di Compagnia, un carro soccorso e un M113 (poi M577) quale posto medico avanzato e tre plotoni carri con cinque carri ciascuno;
- Plotone Trasporti con tutti mezzi ruotati,
- Officina Leggera con un carro soccorso,
- Plotone Servizi,
- Plotone Infrastrutture.
In situazione di normale attività la Compagnia Comando accentrava e gestiva tutti i mezzi ruotati dei plotoni trasporti che, in caso di operazioni belliche, venivano assegnati alle compagnie.
Nel 1993 e fino all’assegnazione dei carri ARIETE l’organigramma dell’8° btg. cr. “M.O. SECCHIAROLI” muta in cinque compagnie (comando e quattro carri con quattro plotoni da quattro carri ciascuna) mentre per gli altri reparti si mantengono quattro compagnie (comando e tre carri con quattro plotoni da quattro carri ciascuna)

NOTE

(1) Pignato, N./Cappellano, F: Gli Autoveicoli da Combattimento dell' Esercito Italiano. Vol. 4: 1956-1975, USSME Roma
» 22/11/2018 01:03 Profilo Visita il sito Web


GP1964FG Re: Realizziamo un M60A1 ERA dell’Esercito Italiano (Takom 2

Colonnello




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 Semplicemente FANTASTICO. Un'analisi dettagliata e un WIP da conservare gelosamente.
Come scrissi circa 2 anni fa, per un analogo tuo lavoro riguardante gli M60A1 senza protezioni aggiuntive, secondo me questi interventi andrebbero raccolti in modo organico e pubblicati sotto forma di articolo in un'apposita sezione. Sono importanti per il modellista che, come me, non ha la possibilità di recarsi in un negozio (peraltro sono quasi tutti chiusi o in crisi...) e "prendere in mano" le varie scatole, discutere magari con un amico competente sui pro e sui contro delle varie proposte e spendere cifre anche "importanti" (oggi un kit di quel genere si aggira tranquillamente sui 50 - 60 euro, a cui va aggiunto magari altrettanto in aftermarket "indispensabili"). Ci si deve affidare alle recensioni su internet, che, per esperienza, non sempre sono veritiere e complete.... spesso si limitano a riportare le "veline" che passa l'ufficio stampa della Ditta!!!
Pochi giorni fa, in un'analoga occasione, ho rilanciato un'idea di Luca "gizpo" per completare i WIP nelle varie sezioni con una specie di "sommario" in cui si indicano brevemente i pro ed i contro del kit realizzato, in modo che ognuno possa valutare correttamente l'impegno richiesto e le modifiche da fare.

Comunque rinnovo i miei complimenti per il bellissimo lavoro, sei ... enciclopedico!!!

Ciao
Gianfranco Pesola

P. S. Io ho sempre il mio M60 Esci/Italeri in attesa... mi sa che lo farò in Somalia, al famoso checkpoint Pasta... e mi sa che allora dovrò chiederti qualche aiuto supplementare 




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» 23/11/2018 12:53 Profilo


Alvise86 Re: Realizziamo un M60A1 ERA dell’Esercito Italiano (Takom 2

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2 / 33
 Salve
Come giustamente seggerito da Gianfranco, sarebbe bello poter creare una sezione apposita con le recensioni dei kit. Una cosa è certa, questo intervento lo inserisci tra i preferiti, in quanto è molto esaustivo, il testo è scorrevole e corredato da fotografie. Complimenti!
Alvise
» 25/11/2018 13:32 Profilo

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