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/  corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perchŔ"?
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Nicola Del Bono corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├Ę"?

Generale di divisione




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Scusate la domanda forse superflua, ma mi gira in testa da un po di tempo...

mi chiedevo quale espediente giuridico, o meglio come sia stata ufficialmente giustificata e sancita, la cessione della produzione di corazzati Ansaldo a favore dei tedeschi, a partire dall'autunno del 1943 (sino al 1945).

Mi domandavo se ci sia stata una giurisdizione mista, se si possa parlare di "prassi" e/o comunque quale fosse la giustificazione ufficiale.

Infatti (escludendo le "prede belliche" catturate agli italiani dopo la "battaglia di Roma" del settembre 43 e quelle requisite nei Balcani etc) dalla fine del 1943 la RSI era "formalmente e giuridicamente" uno stato sovrano "riconosciuto dalla Germania" e suo "alleato".
Quindi l'alleato germanico non poteva più apertamente (o almeno senza una parvenza di giustificazione) far si che la produzione italiana gli fosse riservata.
Tra l'altro la blindo carrozzeria speciale fu costruita nel 1944 dagli italiani per gli italiani.

Chiariamoci, so benissimo che il "potere effettivo" era in mano ai tedeschi e che Mussolini stesso aveva pochissimi margini di manovra...questo è palese, i tedeschi avevano la forza per imporre le proprie decisioni...mi chiedevo però, finanche nei confronti della popolazione civile e delle autorità militari italiane, come "giustificassero" tale prassi.

i mezzi erano forse "formalmente" acquistati dai tedeschi, ad un prezzo irrisorio ??? erano una sorta di risarcimento di danni di guerra, che la RSI pagava per conto del Regno d' Italia ???

se qualche storico e/o giurista del forum ne sa qualcosa di più è ben accetto ! ;-)

ciao, Nicola


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» 17/11/2008 11:50 Visita il mio spazio Profilo


Fredx Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

Generale di Divisione




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non ho una spiegazione precisa, ma tieni conto che i vari lotti produttivi erano commissionati dal regio esercito, cessando questod i esistere chiaramente i costruttori si ritrovarono senza commitente, probabilmente a cilco produttivo già iniziato.
Tieni anche conto che formalmente, la parte di Regno di Italia che non faceva parte della RSI e non era ancora stato liberato dagli Alleati, era di fatto occupato dai tedeschi.
Infatti dopo il settmbre 1943 e dopo la nascita dei reparti corazzati della RSI, nessuno di questi ricevette mezzi in dotazione (mezzi nuovi) che non eranos tati prodotti prima dell'armistizio.
Molte erano le modifiche campali, ma la maggior parte dei mezzi proveniva da sequestri ind epositi del regio esercito, o da mezzi riutilizzati, ma non fatti costruire all'uopo.
Questa è l'idea che mi sono fatto conoscendo un pochetto la storia della RSI (Paolino Crippa Docet....)




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Federico     
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Matricola 654.
» 17/11/2008 12:01 Profilo


Nicola Del Bono Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

Generale di divisione




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Xdref ha scritto: non ho una spiegazione precisa, ma tieni conto che i vari lotti produttivi erano commissionati dal regio esercito, cessando questod i esistere chiaramente i costruttori si ritrovarono senza commitente, probabilmente a cilco produttivo già iniziato.


grazie per il contributo...annotazione interessante...è quella da cui partivo quando ipotizzavo che "formalmente" i mezzi fossero stati "comprati e pagati" dai tedeschi.
Persino se avesse avuto la piena sovranità sul territorio (cosa che non era...), la RSI evidentemente non aveva le risorse finanziare per subentrare al RE come committente.

Sarei curioso di sapere naturalmente se il duopolio 'Ansaldo/FIAT abbia ricevuto pagamenti da parte dei tedeschi...se fosse successo immagino che nel dopoguerra avrebbero cercato in tutti i modi di cancelalrne le tracce ;-)

ciao, nicola



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» 17/11/2008 12:21 Visita il mio spazio Profilo


Fredx Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

Generale di Divisione




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Non vorrei dire cazzate, però per esempio le AB43 furono consegnate solo ai tedeschi se non sbaglio.
Molti mezzi erano requisiti. Infatti, per esempio, il comandante Zuccaro dovette organizzare il riarmo del leoncello quasi di nascosto, foraggiato e sostenuto dal Duce, però tenendo il tutto occultato ai tedeschi.
Il riamro avvenne però solo con mezzi recuperati e/o riparati (testimonianza lampante è il 13-40 grigioverde, con motirci color sabbia...che io ho realizzato).
Interessante come topic...da approfondire, se riesco inizio a scartabellare in sti giorni, Nicola teniamoci in contatto per sta cosa..
ciao



--
Federico     
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Matricola 654.
» 17/11/2008 15:20 Profilo


Nicola Del Bono Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

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Xdref ha scritto:
Interessante come topic...da approfondire, se riesco inizio a scartabellare in sti giorni, Nicola teniamoci in contatto per sta cosa..
ciao


Grazie a te per l'aiuto! ;-) in effetti sono partito proprio dal fatto (conosciuto ed acquisito) che la produzione di corazzati fosse "riservata ai tedeschi " (sappiamo infatti delle difficoltà dei reparti della RSI nel procurarsi i mezzi ...finanche di seconda o terza mano...).

Mi chiedo quindi a che "titolo (formale)" e "come" potessero fare ciò i tedeschi --- la possibilità che abbiano comprato (seppur a prezzi "d'occasione") i mezzi alla FIAT/Ansaldo è "intrigante"...

si avrebbe infatti una industria italiana che piuttosto di "sabotare" la produzione (a favore del Regno del sud ed alleati) o cederla al "governo di Salò"...avrebbe accettato di "vendere il tutto al miglior offerente", ovvero i tedeschi...

per questo chiedevo conferma di eventuali ordinanze di requisizione e/o accordi di cessione gratuita (ovviamente "imposti" dai tedeschi) che "giustificassero" formalmente la continuazione della produzione a loro favore --- questi, indirettamente escluderebbero inoltre che la FIAT o l'Ansaldo si siano "arricchiti" collaborando con i tedeschi...è ovvio che se ciò fosse successo infatti, avrebbero già pensato a far sparire ogni traccia nel dopoguerra...

ciao, Nicola


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» 17/11/2008 15:36 Visita il mio spazio Profilo


uavpredator Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

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ho letto tempo fa che i mezzi ordinati dal regio Esercito e mai ritirati per la caduta dopo l'8 settembre furono in parte requisiti ed in parte acquistati dai tedeschi....ci fu una commissione di cui erano citati i nomi che girò per le fabbriche e prese alcune cose lasciandone altre, questa notizia è certa per esempio per i mezzi aerei....e credo valga pure per quelli terrestri, ma l'articolo comunque dichiarava che i Tedeschi erano molto precisi e puntigliosi ma non chiedevano sconti.....a maggior riprova di ciò si conoscono i tentativi di boicottaggio o proprio sabotaggio di alcune catene di montaggio per ritardare le commesse come peraltro lo spostamento di alcune lavorazioni nelle gallerie stradali per proteggerle dai bombardamenti aerei
il fatto poi che la maggior parte delle fabbriche fossero al nord aiutò il tutto
Mauro
:-?

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ho visto cose che voi umani....

non si gioca pi¨ perchŔ si sta invecchiando, ma si invecchia perchŔ non si gioca pi¨ -
Chi vola vale, chi non vale non vola, e chi vale e non vola Ŕ un vile".

 
» 17/11/2008 15:58 Visita il mio spazio Profilo Visita il sito Web


Fredx Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

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diciamo che la RSI utilizzo tutti gli espedienti possibili per un probabile riarmo. correttamente infatti la produzione cambiò il destinatario, pena il fatto che Ansaldo/Spa/Fiat producessero senza nessuno che corrispondesse loro il lavoro effettuato.
Teniamo anche conto che, buona parte delle officine dove venivano prodotti i mezzi, si trovavano ai confini se non al di fuori dei confini della RSI.
Forse ho traccia a casa di qualche cosa......venghino siori venghino, er aun po' che nn si apriva un topic così modellistico, bella lì Nicola
let's keep in touch



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Federico     
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» 17/11/2008 16:48 Profilo


Nicola Del Bono Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

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er aun po' che nn si apriva un topic così modellistico


eh si, "storico e modellistico" ;-)....dopo quanto detto anche da "UAV" non avrò più "remore patriottiche" a riprodurre un modello di M15 42 "late" o di sem.75/46 --- infatti (almeno "concettualmente") non si tratterebbe di "prede belliche tedesche" ma di mezzi al 100% italiani (o "RSI" se preferite...), regolarmente venduti all' alleato germanico, che poi li avrebbe schierati nella "comune" guerra contro gli alleati (spesso fianco a fianco con le truppe della RSI).
Sulle commesse la FIAT/Ansaldo avrebbe poi pagato le tasse, a favore del governo della RSI.
Anzi sarebbe da esserne "orgogliosi"; vista la qualità dei mezzi tedeschi...il fatto che gli vendessimo nostro materiale testimonia la bontà di talune soluzioni tecniche e progettuali italiane.

Ci sarebbe altresì da chiedersi se ci sia sempre stata una aperta ostilità da parte tedesca alla ricostituzione di truppe corazzate della RSI...o se la situazione, via via, fosse divenuta più sfumata --- ovvero di capire se nel 1944 sia stata la sola penuria di soldi a far si che l'esercito repubblicano non potesse comprare i nuovi mezzi Ansaldo (semoventi da 105 e 75/46, M15 42 con ruote motrici antiscingolamento etc etc).

Dopotutto la ANR aveva aerei tedeschi....l'autoblinda AS43 era stata regolarmente commissionata e pagata dal governo di Salò alla Viberti...e sono note le sottoscrizioni per l'acquisto di armi (se ne indì addirittura una per l'aquisto di un carro Panther...)...

sembrerebbe quindi che molto pragmaticamente (sopratutto dopo il consolidamento" del nuovo governo repubblicano...diciamo dopo Verona...) la posizione dei tedeschi nei confronti della RSI fosse " se hai soldi compra, in casa o addirittura da noi...altrimenti peggio per te...".....

ciao, Nicola


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» 17/11/2008 17:38 Visita il mio spazio Profilo


pgdm Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├






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Sulla natura o meno di Stato della RSI, sull'esistenza di confini di quella (presunta) nazione e problematiche connesse si potrebbero scrivere volumi.
Oltretutto all'epoca si verificarono comportamenti delle parti più votati a far fronte a situazioni contingenti che non a seguire regole predeterminate.
Se si ritiene che per esserci uno Stato occorra la contemporanea esistenza di un popolo, di un territorio e di una sovranità, io non credo che alla RSI possa essere attribuita la natura di Stato.
Basti pensare alla giurisdizione tedesca (leggi rappresaglie) sui reati (azioni di guerriglia) posti in essere da cittadini della RSI (se si assume che gli italiani fossero cittadini della RSI) per rendersi conto del fatto che difficilmente può parlarsi di sovranità.
Del resto, la stessa giurisprudenza militare che ha assolto Kappler per le Fosse Ardeatine, condannandolo, diciamo così, soltanto per l'eccedenza, ha fatto applicazione delle convenzioni internazionali che riconoscono il diritto di rappresaglia dell'occupante nei confronti dei membri del Paese occupato.
E siccome le Fosse Ardeatine sono connesse ai fatti di via Rasella, commessi a due passi dai ministeri della RSI e quindi nel cuore del suo territorio, bisogna dedurne che i tedeschi erano in quel momento occupanti e che quindi quel territorio non poteva essere della RSI, che si proclamava alleato degli stessi. Oltretutto, se fosse stato territorio RSI, avrebbe dovuto provvedere quest'ultima a perseguire i colpevoli e sicuramente non prendendo dei capri espiatori a caso.
Anche la tesi della continuità della RSI e del suo Capo con il precedente Stato fascista non sta in piedi. Il governo Mussolini fu legittimamente rovesciato, attraverso una votazione effettuata regolarmente secondo le leggi fasciste in vigore, proprio dal fascismo e non da un colpo di stato venuto dall'esterno. Semmai proprio il non riconoscere la legittimità di quel risultato e formare un altro (presunto) Stato costituisce un colpo di stato.
Insomma: ci sarebbe da considerare una marea di cose.

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Paolo Del Manzo 
» 17/11/2008 18:10 Profilo


Ariete Re: corazzati italiani in uso tedesco (44/45):come e "perch├

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A parte trovare interessantissimo questo post..

E condividendo in toto il discorso di Paolo che premette le successive ipotesi/deduzioni relative alla destinazione dei nostri mezzi bellici..

E' interessante anche questa visione della natura giuridica della RSI:
fonte: www.controstoria.it

A seguito dell'insabbiamento, durante la XIV legislatura, della proposta di legge di iniziativa parlamentare che voleva estendere a coloro che militarono nella Repubblica Sociale Italiana (1) la qualifica (2) di belligeranti, è tornata in auge la tematica della collocazione storico-giuridico-politica dello Stato Fascista Repubblicano. Il Parlamento nazionale, non prendendo in opportuna considerazione il progetto legislativo de quo, ha ignorato palesemente il dispositivo contenuto nella nota sentenza del 26 aprile 1954 n.747 (3) emessa dal Supremo Tribunale Militare Italiano con la quale "veniva risolta l'annosa mistificazione che invertiva la posizione giuridica tra Soldati regolari e guerriglieri" ma, soprattutto, eliminava "una farneticante assurdità ossia il mancato riconoscimento" dello status di "Combattente a chi aveva militato nelle FF.AA della Repubblica Sociale Italiana" (4).

Personalmente non condivido, poiché non ancorata ad alcun dato positivo, la tesi sostenuta da alcuni costituzionalisti (Balladore Pallieri, Gueli) secondo la quale la R.S.I. altro non fu se non uno Stato-fantoccio, presupposto indispensabile per l'occupazione militare tedesca nell'Italia centro-settentrionale. Su questa linea, si è posizionata la maggior parte degli storici contemporanei che vede nell'ordinamento di Salò un vero e proprio regime collaborazionista dei nazisti, incapace di attuare quel programma socialisteggiante propugnato durante il congresso di Verona del novembre 1943. Ma, in realtà, ci troviamo innanzi ad un'impostazione di parte, coniata dalla ideologia della resistenza, e non aderente alla realtà dei fatti.

Sul piano storico, ha osservato un insigne costituzionalista quale il prof.Livio Paladin, "sono esistiti ed esistono tutt'oggi i più vari regimi fondati sull'appoggio di altri Stati, che tuttavia mantenevano e mantengono una loro originarietà ed indipendenza" (5).

In primo luogo, le norme promanate dalle fonti di produzione del diritto della Repubblica Sociale Italiana, durante il biennio 1943-1945, hanno sempre ottenuto media obbedienza da parte di coloro che operavano negli ambiti spazio-territoriali del governo repubblicano a riprova, come confermato dalla teoria generale del diritto, della effettività dell'ordinamento giuridico in questione o meglio, in altri termini, della validità giuridica delle sue disposizioni normative; aspetto difficilmente realizzabile in seno ad uno Stato a sovranità puramente teorica.

In secondo luogo, è significativo come il III Reich tedesco abbia riconosciuto diplomaticamente, e non solo sul piano formale, la Repubblica Sociale di Benito Mussolini attuando un reale scambio di ambasciatori (a Berlino, andò Filippo Anfuso dopo essere stato richiamato dalla sede diplomatica di Budapest; per il governo di Salò, si insediò Rudolph Rahn già ambasciatore tedesco a Roma) segno evidente e tangibile della non volontà di considerare la R.S.I. una semplice "longa manus" dello Stato tedesco.

In terzo ed ultimo luogo, va evidenziato il fatto che il riconoscimento, sul piano internazionale, accordato alla Repubblica Sociale Italiana, non provenne unicamente dagli Stati alleati alle potenze dell'Asse quali Romania, Bulgaria, Ungheria, Thailandia, Birmania, Filippine etc, ma anche da parte di realtà ordinamentali neutrali come il Vaticano, la Repubblica di S.Marino e la Svizzera. A ciò, si aggiungano le amichevoli relazioni tra Salò ed il governo di Buenos Aires (Argentina) (6), soprattutto per la consistente e produttiva presenza italiana nel territorio sudamericano.

A questo punto, dopo aver demolito, con argomentazioni chiare e precise, la tradizionale ed errata visione dello Stato Nazionale Fascista Repubblicano, risulta necessario chiarire la qualificazione di suddetta realtà alla luce degli elementi giuspubblicistici di cui oggi disponiamo.

La definizione più corretta è sicuramente quella che vede nella restaurazione mussoliniana a Salò, un governo locale di fatto (Saverio Giannini). Infatti, se è vero che non si può parlare di Stato nell'accezzione moderna del termine in quanto il nuovo ordinamento fascista si caratterizzava per una sovranità limitata e circoscritta ad una porzione del territorio italiano (la parte rimanente era soggetta alla pseudo-sovranità del Regno del Sud), è anche vero come, dati alla mano, non si può negare la presenza di un apparato esecutivo-amministrativo-legislativo, munito di Dicasteri abilmente distribuiti (7) nell'ambito del proprio territorio per un maggior controllo dello stesso (la Presidenza del Consiglio a Bogliaco, il Ministero dell'Interno a Maderno, il Ministero della Difesa a Cremona, il Ministero delle Corporazioni e dell'Economia a Verona, il Ministero dell'Agricoltura a Treviso etc….) ed in grado, anche se in maniera non sempre piena, di coordinare la propria azione politica con le iniziative militari della Wehrmacht.

A sostegno di quanto ora affermato, si può portare, a titolo esemplificativo, il tentativo di avvio, da parte della Repubblica Sociale, di un grande programma di socializzazione, non completamente attuato a causa degli interessi bellico-militari delle autorità germaniche, ma volto a ridefinire prepotentemente ed in maniera radicale i rapporti tra capitale e lavoro e tra economia e Stato: la ripartizione degli utili dell'impresa tra fondo di riserva (a favore dei lavoratori) e capitale azionario, la partecipazione dei lavoratori stessi ai consigli di gestione delle fabbriche ecc (8).

Inoltre, esiste anche un dato giuridico-amministrativo inoppugnabile che confermerebbe il carattere realmente governativo e sovrano della Repubblica di Salò: il D.lgs.lgt (ossia Decreto legislativo luogotenenziale) 5 ottobre 1944 n.249 sull'assetto della legislazione nei territori liberati (o dovremmo forse dire occupati con il tradimento), ha salvato la validità e l'efficacia degli atti di ordinaria amministrazione della R.S.I., perché privi di motivazioni ed implicazioni politiche, differenziando, de facto, gli atti del governo repubblicano mussoliniano in ragione del loro grado di politicità (9). Dunque non è propriamente corretto sostenere che il solo continuatore dello Stato italiano fu il Regno del Sud dal momento che il riconoscimento dell'attività amministrativa della Repubblica Sociale Italiana risulterebbe sintomatico della presenza di una realtà governativa pienamente sovrana nel proprio territorio ed espressione di coloro i quali non vollero riconoscersi nel contradditorio governo prima del generale Pietro Badoglio, poi, a seguito del Patto di Salerno dell'aprile 1944 (10), di Bonomi (11).

Infine, a conferma di quanto il fascismo repubblicano non si considerasse un mero esecutore delle volontà germaniche ma protagonista attivo nella ricostruzione e nella salvezza dell'Italia dopo il vile tradimento di Casa Savoia (12), è opportuno ricordare l'annotazione, in data 17 settembre 1943, del Ministro della Propaganda tedesca, Joseph Goebbles, laddove mette in evidenza il ferreo convincimento del Duce non solo di ricostituire il partito fascista e porre le fondamenta per la ricostruzione dello Stato partendo dal più basso gradino amministrativo ma anche il grande proposito di convocare un'Assemblea Costituente (13) che avrebbe delineato la nuova forma di Stato e di Governo della Repubblica Sociale Italiana (14).

A guerra terminata (settembre 1945), i Costituenti, riunitisi, per la prima volta, il 22 giugno 1946 e chiamati a redigere la Carta Costituzionale del nuovo ordinamento repubblicano in conformità al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, non seppero tener conto di questa dicotomia istituzionale comportante una netta ed evidente divisione di sovranità tra due realtà governative opposte ma operanti, entrambe, all'interno del territorio nazionale italiano nell'arco di tempo compreso tra il mese di settembre 1943 ed il mese di aprile 1945. Sono state le forze politiche che si riconoscevano nel Comitato di Liberazione Nazionale a rovesciare il dato storico, facendo prevalere non la verità dei fatti ma unicamente la forza dell'ideologia antifascista.

La stessa Costituzione nel sancire, all'art.3 primo comma, il principio di eguaglianza formale implicante il divieto di discriminazioni "di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali" impedisce alle azioni positive ed ai provvedimenti legislativi di divenire, a loro volta, fonte di ingiustizia, dando luogo a casi di "discriminazione all'incontrario" (la c.d. reverse discrimination secondo la famosa espressione coniata dalla giurisprudenza costituzionale americana della Corte Suprema (15)) proprio come nella fattispecie di cui all'inizio della presente trattazione, dal momento che il legislatore nazionale ha optato per la non estensione ai militanti nelle Brigate Nere, nelle file dell'Esercito Repubblicano, nella Guardia Nazionale e nella gloriosa X Flottiglia Mas, decisi a riscattare l'infamia del tradimento del 25 luglio 1943, lo status giuridico di combattenti a cui giustamente e doverosamente riconoscere i benefici già riservati a coloro che militarono all'interno dell'intoccabile fenomeno resistenziale.

Ma l'elogio più alto, meno retorico e più autentico dello Stato Fascista Repubblicano, la vera punta di orgoglio dei reduci, venne da uno dei suoi più audaci sostenitori: Alessandro Pavolini (1903-1945), segretario del partito fascista repubblicano e già Ministro della Cultura Popolare dal 1939 al 1943, ma, soprattutto, insigne teorico di quello che lo storico, Renzo De Felice, definì "il culto della coerenza": la Repubblica Sociale era "nata nella tragedia" ma anche nella "purezza" dell'animo "di chi si getta nella mischia e prende partito senza calcolo alcuno delle probabilità".
(1) La denominazione "Repubblica Sociale Italiana" venne utilizzata, per la prima volta, il 25 novembre del 1943. I termini precedentemente adoperati nel trimestre settembre-novembre 1943, erano i più vari: Stato Fascista Repubblicano, Stato Nazionale Fascista etc.
(2) Da rilevare come la qualifica in oggetto, era stata già riconosciuta, in sede internazionale, dal Tribunale Alleato.
(3) Per il contenuto della pronuncia in esame, si veda il mensile Nuovo Fronte. N.218/2002, pp.8-9.
(4) Le citazioni tra virgolette sono riprese sempre dalla rivista Nuovo Fronte, op.cit.
(5) Cfr., Paladin L., Diritto Costituzionale. Padova. Cedam. 1998, p.93.
(6) Per un'indagine scrupolosa ed attenta in tema di contatti diplomatici tra R.S.I. ed Argentina, si legga l'interessantissimo saggio di Turriani E., Le relazioni tra la R.S.I. e l'Argentina, in Nuova Storia Contemporanea. Firenze. Le Lettere. N.4/2006, pp. 69-86. A questo proposito, ricordo che, il 21 gennaio 1944, il Duce inviò al generale Ramirez "le più sincere condoglianze e l'espressione della più profonda simpatia a nome della Repubblica Sociale Italiana per la sventura che ha dolorosamente colpito, con il terremoto di an Juan, l'amica Nazione Argentina"; segno tangibile del sincero legame cameratesco tra due grandi paesi.
(7) Sulla collocazione dei singoli ministeri, si veda Oliva G., La Repubblica di Salò. Firenze. Giunti, pp.22-24.
(8) Per una sintetica analisi del programma di socializzazione durante la Repubblica Sociale Italiana, si veda Palla M., Mussolini ed il fascismo. Firenze. Giunti. 1996, pp.136-139.
(9) Si riporta la notizia a conferma di come il crollo della Repubblica Sociale Italiana non ha reso giuridicamente inesistenti gli atti compiuti dai suoi organi. A riguardo, si veda Paladin L., Diritto Costituzionale, op.cit., p.94.
(10) Il Patto di Salerno costituisce l'inizio di quella che fu chiamata "tregua istituzionale": i partiti politici che si riconoscevano nel C.L.N. decisero, a guerra conclusa, di convocare un'Assemblea Costituente sospendendo fino ad allora la c.d. questione istituzionale cioè la scelta tra monarchia e repubblica.
(11) Il Governo Bonomi si insediò il 18 giugno 1944, prendendo il posto del Governo Badoglio in carica dal 25 luglio 1943. Quest'ultimo utilizzò in maniera illegale ed illegittima la decretazione legislativa d'urgenza per sovvertire il sistema costituito in quanto, avendo sciolto la Camera dei Fasci e delle Corporazioni con decreto-legge 2 agosto 1943 n.705, si rendeva impossibile la convocazione del Senato; e poiché i decreti-leggi perdono e perdevano efficacia ex tunc se non convertiti in legge da entrambe le Camere (stante il principio del bicameralismo perfetto espresso all'art.48 dello Statuto Albertino allora in vigore) nel termine perentorio di 60 giorni, i medesimi poterono avere esecuzione solo extra ordinem ossia al di fuori delle previsioni dell'ordinamento vigente.
(12) In merito al ruolo attivo del partito fascista repubblicano, si legga attentamente l'opera di Graziani R., Una vita per l'Italia. "Ho difeso la mia patria". Milano. Mursia. 1946.
(13) I famosi 18 punti di Verona, in data 17 novembre 1943, delinearono comunque le linee essenziali e basilari della struttura statale e governativa della Repubblica Sociale Italiana.
(14) Si veda, in merito, l'opera di Goebbles, "Diario Intimo" p.606 e ss.
(15) In merito, si può analizzare il contributo di Bin R., Diritto Costituzionale. Torino. Giappichelli. 2004, p. 455.
BREVE BIBLIOGRAFIA.

Bin R. e Pitruzzella G., Diritto Costituzionale. Torino. Giappichelli. 2004.
Carlassare L., Conversazioni sulla Costituzione. Padova. Cedam. 1996.
Oliva G., La Repubblica di Salò. Firenze. Giunti. 1997.
Palla M., Mussolini ed il Fascismo. Firenze. Giunti. 1996.
Paladin L., Diritto Costituzionale. Padova. Cedam. 1998.
De Felice R., La guerra civile, in Mussolini ed il Fascismo. Torino. Einaudi. 2006.




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» 17/11/2008 18:50 Profilo

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