Forum : Storia contemporanea

Soggetto : un missile della Marina in un aeroporto dell'AMI

 uavpredator :

14/1/2010 12:35
 L’'Italia e ancora vincolata al Trattato di Parigi (1947) che sanciva la fine della II guerra mondiale, e la spartizione fra le nazioni vincitrici di quanto rimasto della potenza militare economica ed industriale dei paesi dell’asse
Il trattato vieta in maniera categorica il possesso di armi nucleari.
Ma nel 1961, come se il trattato di Parigi fosse carta decaduto, la MM presento al governo il progetto del SSN “GUGLIELMO MARCONI ”, un sottomarino a propulsione nucleare.
Il Governo di allora si dimostrò disponibile ad un eventuale approfondimento della materia anche per soddisfare le legittime aspettative di un arma, la Marina, che ancora utilizzava navi vecchie e malandate risalenti alla seconda guerra mondiale e prive di efficaci ed efficienti armi.
Peraltro la manovra del Governo serviva ad aprire i cordoni degli aiuti MDAP anche per l’arma marina, in quanto alcune potenze vincitrici avevano diffidenza nel riarmare chi aveva loro procurato molti danni.
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Il Governo, che non riusciva ad ottenere pur nell’adesione alla NATO aiuti in materiali all’altezza dei tempi ne fu entusiasta, e decide di finanziare la cosa, malgrado che le proteste USA furono infuocate, cercando di costringere il nostro Governo a fare un passo indietro.
Il Guglielmo Marconi venne cancellato quando ormai si stavano chiarendo gli ultimi dettagli prima della produzione. Ma la Marina Militare non si arrese, mentre infuocava la polemica sul sottomarino, una nostra unità d'altura, 'INCROCIATORE GARIBALDI andò in manutenzione di mezza vita.
La sorpresa avvene mesi dopo, quando la nave usci dai cantieri, con l’istallazione al centro di 4 pozzetti di lancio per missili balistici Polaris.
La marina affermò che i pozzetti sarebbero serviti per il lancio del missile POLARIS, anche se il missile sarebbe stato predisposto solo per il trasporto di testate convenzionali.

Nel frattanto le 2 superpotenze USA e URSS cercavano in ogni modo di arrestare la proliferazione nucleare, e si giunse quindi al TNP (trattano di non proliferazione nucleare), che venne alla luce nel 1968.
L'Italia non aderì immediatamente, nonostante le forti pressioni internazionali, ma prima pretese che aderissero anche i nostri vicini, e compreso la Svizzera, e la Jugoslavia,
Il nostro Governo pretese di aggiungere ben 12 postille al trattato, che definirono i limiti della adesione allo stesso, alcune di pura retorica, altre sono assai più importanti.
Fra l’altro fu sancito che L’Italia poteva partecipare ad un Programma nucleare comune Europeo anche militare, un altro che per l'Italia il trattato ha validità solo se viene rispettato anche dalle Nazioni confinanti o dell’aerea geografica di competenza strategica ( Africa compresa) ed un altro ancora che il trattato ha validità solo e solamente con gli impegni di sicurezza preesistenti e legati alla partecipazione alla NATO.
I missili Polaris non arrivarono mai ma in compenso l’industri nazionale sviluppò un missile cloneo nel 1971 denominato ALFA.
Il progetto interamente italiano di un missile balistico sviluppa un vettore che viene presentato come primo prototico nel 1975 suscitando la sorpresa e lo sconcerto di avere peso e dimensioni identici al POLARIS.. il missile che gli USA non ci vollero vendere.
Nel 1975 venne effettuato il primo lancio, da parte di un poligono militare in Sardegna, volando per oltre 1500 km, con traiettoria perfettamente balistica.
Ma ormai le pressioni dellai della comunità internazionale sono ineludibile ci sono in ballo milioni di dollari di aiuti alla economia e così il Governo nel 1976 decide di aderire al TNP successivamente ratificato dal parlamento e dopo un ultimo lancio nel 1976 il programma viene chiuso.


Missile ALFA sulla rampa di prova Missile Alfa a Cameri
La questione dei missili Polaris e la modifica del Garibaldi
La parte più consistente di lavori allo scafo riguardò l'estremità della tuga, dove erano stati allestiti i pozzi di lancio per quattro missili balistici statunitensi Polaris dotati di testata nucleare, che avevano lo scopo di fornire alla Marina Militare Italiana una capacità di deterrenza strategica.
Le strutture necessitarono dei dovuti adeguamenti per resistere sia allo shock meccanico che a quello termico. Infatti, mentre per i Polaris installati nei sottomarini il lancio avveniva "a freddo" cioè espellendo il missile dal silo mediante un getto di aria compressa prima dell'accensione del motore del primo stadio, sul "Garibaldi" i missili avrebbero dovuto essere lanciati "a caldo", utilizzando cioè una carica esplosiva, per cui occorreva uno spazio in cui fare sfogare gli effetti dell'esplosione. I pozzi di lancio lunghi circa 8 metri, avevano un diametro di 2 metri ed i portelloni che si aprivano ruotando verso l'asse di simmetria della nave.


La sistemazione per i missili Polaris
Il progetto delle sistemazioni dei quattro pozzi di lancio dei Polaris in una zona precedentemente occupata da depositi e cale di varia destinazione venne curato dall'allora capitano di vascello Glicerio Azzoni e riguardava sia le sistemazioni strutturali per il lancio, sia la collocazione di tutti gli impianti e delle apparecchiature necessarie all'utilizzazione dei missili, quali le strumentazioni per la navigazione e il complesso delle unità di calcolo. Tali sistemazioni trovarono posto in locali adiacenti a quelli dei pozzi, che avevano un'altezza di circa 8 metri e per buona parte erano compresi sotto la linea di galleggiamento, in una zona delimitata da paratie stagne, lunga complessivamente circa 14 metri e dotata di un certo grado di protezione laterale. La realizzazione di tali sistemazioni richiese circa 6 mesi.
A partire da ottobre 1961 furono fatte le prove di collaudo dei pozzi alle quali seguirono, tra dicembre 1961 e gennaio 1962 i lanci di simulacri inerti, per proseguire, fino ad agosto 1962, con lanci di collaudo di simulacri autopropulsi, sia a nave ferma che in navigazione. Una parte dei test venne effettuata nel corso del 1962 anche negli Stati Uniti, durante la prima crociera post-ricostruzione della nave.
L'esito positivo dei test aveva spinto gli Stati Uniti a progettare la NATO MLF (multy lateral force), una forza navale costituita da 25 mercantili da 18.000 tonnellate con una velocità di 20 e più nodi e un'autonomia di oltre 100 giorni modificati per trasportare 200 missili Polaris. Questo programma non venne poi sviluppato in quanto superato dagli SSBN, i sottomarini balistici nucleari, che stavano entrando in servizio proprio in quegli anni. Il primo lancio in immersione di un Polaris venne infatti effettuato dal sottomarino George Washington[25] il 20 luglio 1960. All'epoca pero sull'uso dei sottomarini per il lancio di tali missili si addensavano molti dubbi, mentre il "Garibaldi" con le sue strutture rappresentava la soluzione tecnica del problema e le inedite soluzioni adottate sul Garibaldi per i pozzi di lancio dei missili Polaris suscitarono molta curiosità da parte della US Navy, interessata a riprendere l'idea.
Sebbene le prove avessero dato tutte esito positivo, i missili non vennero però mai forniti dagli Stati Uniti, poiché motivazioni di natura politica ne impedirono la prevista acquisizione, ed i pozzi alla fine vennero utilizzati diversamente. Successe infatti che in seguito alla crisi di Cuba dell'ottobre 1962 il Presidente degli Stati Uniti Kennedy concesse al Premier sovietico Krusciov il ritiro dei missili Polaris e Jupiter dall'Italia e dalla Turchia in cambio del ritiro dei missili sovietici da Cuba.
L'Italia decise allora in alternativa di sviluppare un suo programma nucleare e il progetto di missile balistico italiano denominato Alfa venne sviluppato dalla Marina Militare a partire dal 1971 con alcuni lanci effettuati con successo nella prima metà degli anni settanta dal poligono di Salto di Quirra. Il programma ebbe termine il 2 maggio 1975 quando su pressione degli Stati Uniti l'Italia aderì al Trattato di non proliferazione nucleare.
Armamento dopo i lavori di trasformazione
Radicalmente cambiato l'armamento, che con l'installazione, nella tuga, del sistema missilistico Terrier fece del Garibaldi il primo incrociatore lanciamissili ad essere entrato in servizio in una marina europea. Venne sbarcato tutto l'armamento precedente, sostituito con armamento di diverso calibro.

Oggi a tanti anni da quel 1975 un missile ALFA si trova presso un deposito di Cameri, come un corpo estraneo e nel contesto di un aeroporto di pertinenza della Aeronautica Militare, e ci sono stati tentativi di trasportarlo o farlo trasportare presso locali della Marina Militare andati a vuoto….troppi imbarazzi e troppi dubbi nel rappresentare oggi un volto del Nostro Paese che la pubblica opinione non sa…quello di una potenza con ambizioni nucleari
Tutta questa storia nasce da una scoperta quella di un missile della marina in un aeroporto della aeronautica strano no ?
Mauro
:-?

 Andrea :

14/1/2010 13:47
 Ma com'è possibile che un Paese con minime conoscenze sulla realizzazione di impianti nucleari fosse in grado, suppongo autonomamente, di realizzare dei reattori miniaturizzati per sottomarini?

 uavpredator :

14/1/2010 13:59
 dal sito ufficiale della Marina Militare
I PROGRAMMI E LE UNITA' DEGLI ANNI '60

Imboccata la strada del potenziamento qualitativo - necessariamente a scapito di quello numerico -, la Marina Militare si avviò lungo un cammino che avrebbe inevitabilmente portato a farla definire come "la Marina dei prototipi". Già all'inizio degli '60 gli inadeguati finanziamenti disponibili non permettevano neppure di formulare programmi navali a medio termine; fu perciò necessario pianificare le nuove costruzioni man mano che si rendevano disponibili le risorse, anche perché buona parte del naviglio del Programma 1958 entrò in linea nel decennio successivo, per svolgere il pieno della propria attività solo negli anni '70 e '80. In quel periodo la Marina, al cui vertice era dal maggio del 1962 l'ammiraglio Ernesto Giuriati, manifestò ufficialmente il proprio interesse verso il naviglio a propulsione nucleare, con il progetto per un sottomarino d'attacco battezzato Guglielmo Marconi.

L'unità, simile allo Skipiack americano, avrebbe dovuto avere un dislocamento in immersione di 3.400 tonnellate, una velocità massima in immersione di 30 nodi e una dotazione siluristica di 30 armi, il tutto per un costo totale di circa 30 miliardi. Era tuttavia palese che senza la collaborazione degli Stati Uniti il progetto non avrebbe mai potuto concretizzarsi; nonostante gli sforzi dell'allora Ministro della Difesa Giulio Andreotti, il governo di Washington rifiutò di collaborare, sulla base di una legge che vietava il trasferimento all'estero di conoscenze e tecnologie nucleari utilizzabili a fini militari; tale atteggiamento finì col provocare l'abbandono del progetto da parte italiana. Nonostante l'esito di questa vicenda, l'interesse della Marina Militare verso la realizzazione di piattaforme navali a propulsione nucleare non si affievolì, sfociando pochi anni più tardi nell'idea di un'unità da supporto logistico/rifornimento di squadra il cui progetto iniziò a prendere corpo nel dicembre del 1966, con la firma di una serie di accordi fra la MM, il CNEN e alcune industrie italiane.

La nave, battezzata Enrico Fermi, avrebbe dovuto avere una lunghezza di 175 metri e un dislocamento di 18.000 tonnellate; un reattore da 80 MW avrebbe fornito la potenza per gli usi di bordo, inclusi i 22.000 hp necessari per la propulsione. Anche per tale progetto era però necessario un minimo di collaborazione da parte di nazioni già in possesso del knowhow nucleare indispensabile per realizzare impianti navali di tale potenza.

Le speranze coltivate in tal senso vennero nuovamente disattese, mentre il fallimento delle prime esperienze d'esercizio dei mercantili a propulsione nucleare realizzati da alcuni paesi occidentali convinse alla fine la Marina dell'opportunità di abbandonare le proprie ambizioni nel settore. La composizione delle forze navali italiane all'inizio del 1966 è riportata nella tabella in fondo alla pagina; il nucleo delle unità in servizio era rappresentato dall'incrociatore Lanciamissili Garibaldi, dai due incrociatori classe Doria e dai caccia lanciamissili classe Impavido, tutti in linea dal 1963/64. Concepiti per adempiere principalmente ai compiti derivanti da un maggior impegno in ambito NATO nel bacino mediterraneo, i tipi Doria associavano una capacità di difesa aerea a medio raggio con quelle della lotta antisom nella zona interna dello schermo protettivo di una formazione navale; di qui il progetto per un'unità polivalente caratterizzata da sistemazioni elicotteristiche sufficientemente ampie (4 aeromobili), da un armamento antiaereo basato sul binomio missili-cannoni e da vaste potenzialità per l'esercizio delle funzioni di comando e controllo di una formazione navale complessa.
credo che al di là dei sogni dei nostri ammiragli la strada per realizzare una unità "atomica" fosse perseguibile in tempi medio lunghi senza l'aiuto di tecnologia straniera....ma questo appare evidente ben altra invece la capacità di sviluppare un vettore balistico simile ai missili Polaris perfettamente alla portata della nostra industria aereo spaziale
Mauro :-?

 uavpredator :

14/1/2010 14:01
 naturalmente esiste la foto della rampa di lancio del missile Alfa che posto a "fini modellistici"
Fonte Alenia allora Selenia
Mauro
:-?

 euro :

14/1/2010 15:00
 E' incredibile 'sta storia!! :-o :-o  Chi la conosceva??
Certo, ero a conoscenza del primato del Garibaldi quale prima nave ad evere i missili,come penso tutti, ma questa storia la ignoravo del tutto!!!
Grazie Mauro!!! :-)

 uavpredator :

14/1/2010 15:52
 come nazione sconfitta eravamo quella più "armata" dal punto di vista nucleare....cito in breve quello che è riscontrabile facilmente -
Aeronautica Militare - missile Nike con testate atomiche a Montichiari ( leggere articol in contenuti)*
36° Brigata Missili con Jupiter in Puglia ( di cui a breve Fabio pubblicherà l'articolo)*
bombe B 61 da aereo *-
Marina Militare - mine atomiche, missili Polaris o Alfa ( sol progetto), testate nucleari per missili Terrier o Standard *
Esercito - mine atomiche, missili Honest John e Lance e proiettili d artiglieria da 203 e 155 mm *
* armi atomiche sotto controllo delle forze NATO
se vi sembra che fossimo così disarmati negli anni 60-70' cosa siamo adesso ?
Mauro :-?

 hueyfan :

14/1/2010 16:56
 Finalmente ho capito cosa ci facesse un "Polaris che non e' un Polaris" tra i reperti del museo di Cameri.
Vedendolo issato sulla rampa di lancio "terrestre", e' notevole la somiglianza nell'impostazione con l'abbinata tra la V-2 ed il Meillerwagen, visibile qui sotto.

Luca
LIN


 uavpredator :

14/1/2010 17:07
 il missile che maggiormente somigliava alla V2 era lo Jupiter stesse dimensioni ma senza impennaggi con il sistema di guida inerziale e combustibile liquido - il sistema di governo però realizzato con ugelli mobili invece che con alette - il Poalris e pure l'Alfa avevano combustibile solido ( per l'ALFA sviluppato dala BPD di Anagni) e sempre sistema di manovra con ugelli orientabili
a margine del tentativo da parte dell'AMI di liberarsi dell'ALFA fu organizzato uno sfratto per motivi di ristrutturazione dei locali ma la MM non ne volle sapere ed il missile rimase all'aperto per molto tempo, nche il museo della tecnica e scienze di Milano non ne volle sapere a pensare che il missile fu esposto per molti anni alla Mostra Aerospaziale di Roma Eur....peccato
Mauro :-?

 uavpredator :

15/1/2010 10:02
 per chi volesse cimentarsi nella costruzione un disegno del Polaris-Alfa con alcune diciture esplicative
anche le colorazioni erano simili con le bande nere di visualizzazione della rotazione del missile in fase di lancio
il corpo era in alluminio e vetroresina ( le fibre di carbonio ancora non erano utilizzate) e le parti calde in titanio-carbonio
il missile di Cameri è un simulacro con motore a razzo ma senza interni ed organi di comando
ne sono stati costruiti 4 per prove e lanci di cui due effettivamente pre operativi....ma chissà dove si troveranno ?
Mauro :-?

 hueyfan :

15/1/2010 11:40
 Se puo' aiutare, qui e qui sono riportate ulteriori informazioni, e soprattutto le misure del missile.
Interessante il collegamento con il discorso dell'Ariane.

Luca
LIN

 Franz11 :

15/1/2010 16:24
 Quote:
ne sono stati costruiti 4 per prove e lanci di cui due effettivamente pre operativi....ma chissà dove si troveranno ?


A metà anni ottanta a San Lorenzo e a Perdas (PISQ) c'era un sacco di materiale buttato li ad arrugginire, compresi degli AB47 che ricordo distintamente. Forse sono li ?
Carlo

P.S. Avevo passato settimane a cercare di smontare un giroscopio da non so quale pezzo di materiale raccattato là dentro ...

 PIASE :

17/1/2010 15:22
 Molto interessante questo topic!   ;-)

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